
Il termine generico "Arco Ricurvo" si riferisce a tutti quelli archi che, per le forme geometriche, per la natura dei materiali con cui sono stati realizzati e per le tecniche di costruzione, prendono spunto da raffigurazioni rupestri, pittoriche ed antichi trattati.
Parlando di Archi tradizionali è fondamentale fare una distinzione tra Archi tradizionali "storici" ed Archi tradizionali "moderni":
• Archi Ricurvi storici - utilizzano in gran parte il legno, i tendini di animali, la pelle cruda, i filati naturali, le colle animali (oggi vengono comunemente definiti archi "primitivi")
• Archi Ricurvi moderni - utilizzano materiali tecnologici, dove il legno, elemento insostituibile per le sue caratteristiche tecniche ed estetiche, viene gemellato mediante colle chimiche a lamine in fibra di vetro e carbonio.
La differenza tra le due categorie non è basata tanto sulle prestazioni, ma soprattutto nella gestione e nella vita tecnica dell’attrezzo: ciò penalizza purtroppo gli Archi storici in quanto, essendo solo in legno, sono soggetti a deformazioni che devono essere corrette; inoltre la "resilienza" del legno anche ben stagionato è bassa, provocando un’incostanza nel rendimento dell’Arco durante il suo uso nel tempo.
La lunghezza di un Arco Ricurvo viene misurata sul dorso, dal punto in cui la corda è inserita sul tip quando l’arco è carico: detta misura prosegue attraverso il centro dell’arco e termina sull’altro tip; naturalmente viene presa ad arco scarico.
Questa lunghezza d’arco determina a grandi linee l’angolo che la corda creerà all’aggancio. Come risulta ovvio, in base all’allungo dell’arciere, questo dato ci fornirà indicazioni sulla possibilità di "pinching" cioè di rilascio disagevole causato da un angolo troppo acuto.
Teorie ben note vorrebbero per un arco da tiro angoli all’aggancio compresi tra 125 e 135 gradi, mentre per archi da tiro di campagna e da caccia angoli inferiori a 125 gradi ma mai oltre i 110 gradi.
Non si può valutare a priori, in base alla lunghezza dell’arco, quale angolo formerà la corda all’aggancio: non esiste una precisa relazione tra angolo, lunghezza dell’arco ed allungo, considerando i differenti disegni costruttivi; in ogni caso, angoli inferiori a 110 gradi sono tipici da rilascio meccanico.
Per iniziare a tirare è sempre consigliabile utilizzare un arco di basso libraggio: il libraggio è la forza dell’arco espressa in libbre (1 libbra = 453,6 g.) e viene indicato sui flettenti come carico nominale riferito ad un allungo convenzionale di 28 pollici ( 1 pollice = 25,399 mm. - 28 pollici = circa 71 cm)
LIBRAGGIO
LIBRAGGI CONSIGLIATI: 30-33 = bambini, ragazze / 33-35 = ragazzi o ragazze esperte / 35-37 = ragazzi, giovani / 37-40 = uomini principianti / 40-43 = uomini / 43-45 = uomini esperti / 45-48 = uomini molto allenati / 50 o + = cacciatori reali.
POTERE DI ARRESTO
Il potere di arresto di un arco da caccia, diversamente da quello comunemente trattato dalla balistica applicata alle armi da fuoco, è la capacità dell’arco stesso di scagliare proiettili sufficientemente pesanti ed in grado quindi di, perché dotati di ampia superficie di taglio e sufficiente quantità di moto, colpire e lesionare profondamente organi, arti o articolazioni di animali di grossa taglia.
Il potere di arresto dell’arco è quindi intimamente legato al tipo di proiettile scagliato che, nella caccia ai grossi ungulati, supera mediamente i 40 grammi di peso: si può facilmente dedurre che tali proiettili, lanciati a velocità superiori ai 50 m/sec, possono facilmente penetrare nei tessuti devastando ossa, cartilagini e articolazioni e quindi causare fratture debilitanti o ferite gravi anche a prede di massa superiore ai 100 kg.