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RIUNIONE TAVOLO TECNICO DIRETTIVA UCCELLI
ROMA, MIPAF, 25 MAGGIO 2011
Resoconto dell’incontro prodotto da Fernando Spina, 7.6.2011 (versione finale, 14.6.2011)
Su indicazione MIPAF, il GdL è costituito dai seguenti membri (*): Natale Emilio Baldaccini (NEB), Annamaria Bianchi (AB), Marco Castellani (MC), Stefano D’Ambrosi (SD), Eugenio Duprè (ED), Giuseppe Micali (GM), Francesco Scala (FSC), Danilo Selvaggi (DS), Fernando Spina (FS), Silvano Toso (ST), Jacques Trouvillez (JT). Qui di seguito nel riportare i diversi interventi si riportano a margine le iniziali dei singoli componenti del gruppo.
*: vengono qui riportate le iniziali che introdurranno, nelle minute che seguono, la sintesi degli interventi fatti da ciascuno dei membri del Gruppo di Lavoro.
Il gruppo ha tenuto la sua prima riunione plenaria il 25.5.2011, a partire dalle ore 11.00, presso il Ministero dell’Agricoltura, Via XX Settembre, Sala Medici.
Alla riunione è stato anche presente, in veste di uditore in rappresentanza del portavoce del Ministro, il Dott. Marco Tagliapietre.
Il Dott. Francesco Scala era assente giustificato in quanto impegnato in compiti di rappresentanza del Ministero.
FS: in qualità di coordinatore del gruppo apre i lavori salutando i partecipanti: ricorda di essere stato nominato rappresentante ISPRA nel gruppo dal coordinatore del CRA16 ISPRA Dott. Ettore Randi. Ritiene ottima la rappresentanza offerta, nel gruppo, da esperti sia in aspetti biologici che normativi. Giudica molto positivamente la presenza nel gruppo di JT in quanto persona che è stata direttamente coinvolta nei complessi aspetti di applicazione della Direttiva, pur se relativamente ad un altro Paese. Ricorda come, non essendo pervenute proposte di modifica all’agenda quale da lui stesso trasmessa, la stessa possa considerarsi approvata. Ricorda inoltre il materiale informativo da lui trasmesso ai membri del gruppo, relativo ai dati originariamente utilizzati per la definizione dei periodi nel KC, oltre alla raccolta dei dati successivi alla prima stesura dei KC, ed in particolare le relazioni prodotte a seguito di richieste di modifica dei dati originari. Cita come questo sia un primo incontro di insediamento del gdl, ma nella riunione si potrà anche entrare nei dettagli di argomenti specifici. Cita il metodo di lavoro che il gruppo seguirà, rappresentato da osservazioni, suggerimenti, nuovi dati che siano, tutti, forniti e condivisi in forma scritta. Per quanto concerne possibili nuovi dati scientifici, questi saranno considerati senza decisione in merito presa da tempo dalla Commissione UE (i.e., informazioni scientifiche pubblicate in letteratura). Chiede che eventuali proposte di revisione o modifica di dati vengano trasmesse prima delle riunioni con un anticipo che verrà definito dal gdl ma comunque tale da consentire un congruo tempo per considerarle attentamente. Il tavolo lavorerà nella consapevolezza delle procedure formali previste dalla Commissione per qualsiasi eventuale aggiornamento o revisione dei contenuti del KC per qualsiasi Stato Membro.
Si precede quindi ad un giro di tavolo con una breve presentazione dei membri del GdL.
AB: esprime il benvenuto da parte del MIPAF. E’ rappresentante ministeriale entro gruppo, il suo CV è disponibile in rete. Registra analogie con tavolo tecnico regioni al quale il MIPAF ha chiesto di partecipare ma senza successo. Cita difficoltà delle Regioni nel dare
seguito al documento ISPRA per calendari, prodotto e circolato . Esprime sorpresa da parte del MIPAF in quanto il documento è stato trasmesso nel 2010 ma il MIPAF non è stato interlocutore coinvolto nella stesura del documento. Anche stanti le infrazioni comunitarie tuttora aperte e quindi il MIPAF ha pensato di riunire intorno ad un tavolo tutti i soggetti interessati per verificare eventuali diverse bibliografie o dati a disposizione; il lavoro si ritiene utile anche al fine di soddisfare le esigenze delle Regioni. Ricorda anche che il MIPAF ha conferito il coordinamento del GdL ad ISPRA come procedura ritenuta più corretta ed idonea; ai lavori partecipano inoltre LIPU, FACE, MATTM e vari esperti.
NEB: Professore Ordinario all’Università di Pisa, rappresenta l’Univeristà stesso in vari contesti e consessi scientifici di parchi e riserve.
ST: già Direttore Generale INFS, ora responsabile del Servizio Consulenza dell’ISPRA. In risposta all’osservazione di AB, ricorda che il documento in questione è stato richiesto all’ISPRA dalla Conferenza delle Regioni ed è stato trasmesso, da ISPRA, alle Regioni e, in maniera contestuale, ai Ministeri interessati, tra cui il MIPAF .
GM: laureato in Scienze Naturali, si occupa di migrazione per conto dell’Univerisità di Milano e della Regione Lombardia. Nel 2002 ha partecipato alla revisione critica della letteratura italiana per la produzione del documento Key Concepts.
JT: Direzione OMPO, ha svolto studi su specie cacciabili soprattutto di uccelli acquatici, ha lavorato in ricerca di base ed applicata come da suo CV trasmesso al tavolo. Ha lavorato anche nel ONC relativamente agli stessi problemi che ci troviamo ad affrontare noi in Italia, es. come adattare i calendari di caccia sulla base di dati scientifici. In Francia ha partecipato attivamente, quale esperto scientifico, ad un tavolo per la caccia con i diversi stakeholder. Giudica questa sia stata un’esperienza interessante in quanto ha portato all’utilizzo dei dati migliori possibili, alla luce dell’accordo tra BirdLife e FACE.
MC: Presidente dell’ANUU, coordinatore di turno di FACE Italia, nella quale confluiscono 4 diverse associazioni venatorie: Fidc, Libera caccia, Enalcaccia, ANUU Migratoristi.
Ricorda come Face Italia rappresenti la massima parte dei cacciatori, da cui il suo inserimento nel gruppo di lavoro.
ED: già tecnologo presso l’ex-INFS; da oltre 10 anni segue, per conto del MATTM, l’applicazione delle Direttive Habitat ed Uccelli Selvatici. E’ rappresentante del Governo Italiano in seno al Comitato Habitat ed Ornis. In questo contesto svolge tutta una serie di attività per l’applicazione della Direttiva Uccelli.
DS: Responsabile rapporti istituzionali per conto della LIPU. Da 16 anni si occupa di politiche ambientali, con particolare riferimento a tematiche legate all’attività venatoria ed alla Rete Natura 2000. Negli anni 2006-2008 è stato consigliere del Ministro dell’Ambiente in particolare per quanto concerne il Decreto Rete Natura 2000. Ha seguito la procedura di infrazione n. 2131, ora è membro del CTVN; ha un profilo politico-giuridico più che scientifico. Nel nostro tavolo egli rappresenta BirdLife Italia e non BirdLife International, la quale segue i lavori a livello internazionale.
FS: Dirigente di Ricerca ISPRA, responsabile Centro Nazionale di Inanellamento dal 1982, già presidente EURING 1995-2005. Rappresentante del Governo Italiano nello Ornis Scientific Working Group nel periodo di produzione del documento KC, membro del gruppo ristretto che ha prodotto la Guida interpretativa. Ricorda quanto avvenuto in merito a proposte di revisione e modifica dei dati italiani contenuti nel KC, nel 2002 (con riunione organizzata dalla Commissione Europea) e nel 2004. Le proposte di modifica dei dati, avanzate in queste due occasioni, non sono state accolte dalla Commissione Europea.
SD: rappresentante MIPAF, da sempre si occupa di problematiche venatorie.
Terminato il giro di tavolo si procede con una serie di interventi:
ED: prende la parola per sottolineare come il MATTM veda in senso positivo l’istituzione del GdL. Ricorda come infatti più volte negli ultimi anni ci siano state al riguardo iniziative disgiunte e non organiche, e di questo la Commissione UE è cosciente. Tra queste richiama quella relativa alla richiesta di inserimento dello Storno tra le specie cacciabili. Ben venga quindi una visione comune e condivisa. In questo senso una delle richieste forti che la Commissione fa è che eventuali modifiche dei KC o richiesta di nuove specie
cacciabili vengano fatte in un quadro organico e complessivo, cosa alla quale mira il GdL. In questo contesto si inserisce anche l’esempio offerto dai 3 volumi sullo stato conservazione degli uccelli in Italia, realizzati principalmente da LIPU con forte partecipazione di ISPRA e di numerosi altri esperti scientifici. Il motivo per cui il lavoro non è stato ancora definitivamente pubblicato è che il MATTM considera questo non ancora chiuso, bensì un primo tassello di una sperimentazione che si concluderà a seguito di un’ampia consultazione delle Amministrazioni interessate, sempre su solida base scientifica; il tutto in vista della richiesta della Commissione Europea di rendicontare sullo stato di conservazione delle specie in allegato alla Direttiva uccelli.. Il MIPAF sa bene che la Commissione preme da tempo sugli SM per ottenere una rendicontazione sullo stato di conservazione degli uccelli secondo quanto richiesto dalla Direttiva e seguendo schemi definiti dalla Commissione stessa. Il lavoro già fatto in Italia rappresenta una interessante
base conoscitiva per valutare l’efficacia delle strategie di conservazione e gestione delle specie tutelate dalla Direttiva; la massima parte dei casi riguarda specie non cacciabili, ma sono state considerate anche quelle inserite nell’Allegato II.2. Viene richiesta a tutti gli Stati Membri una base conoscitiva omogenea; a livello europeo il lavoro presenta forti similitudini con quello che BirdLife svolge con gli aggiornamenti di “Birds in Europe”, pertanto si è deciso di partire da tali dati, anche per evitare un eccessivo aggravio di lavoro sugli SM e di conseguenza sulle Regioni, ferma restando la possibilità di ogni Amministrazione di integrare e modificare sulla base di migliori informazioni. Ciò è alla base di un accordo con BirdLife, collegato a quello esistente tra la stessa BirdLife con la FACE, per redigere primo schema sullo stato di conservazione delle specie in ciascun Paese. Il lavoro non sarà considerato blindato, ma rientrerà in un disegno complessivo messo in piedi da BirdLife, che lo trasmetterà agli Stati Membri i quali avranno la facoltà di valutarlo ed integrarlo. Tutti gli Stati Membri, e quindi l’Italia, saranno tuttavia tenuti a consegnare, alla fine di questo processo ed entro il 2013, una valutazione sullo stato di conservazione degli uccelli in Italia nel periodo 2008-2012. Proprio in questo contesto il MATTM ha chiesto alla LIPU un primo esame relativo ai non-Passeriformi, quindi a Passeriformi, nel tentativo di valutare, a livello sperimentale, il lavoro che sarebbe disceso dalle decisioni che si andavano profilando a livello europeo; per una volta quindi il nostro Paese non è costretto ad inseguire esempi nati in altri Paesi. La prima fase del lavoro è stata presentata a metà 2009, la seconda si è conclusa lo scorso anno; il MATTM è
interessato a vagliare i risultati del lavoro anche insieme alle Regioni.
AB: chiede al riguardo anche il coinvolgimento della FACE. L’iniziativa risponde alle competenze del MATTM, il quale è relatore di tutta l’applicazione della Direttiva. Nell’ultimo Comitato Ornis è emersa, in un’ottica di servizio, l’opportunità di usare i dati di BirdLife e FACE perché questi vengano valutati da parte degli Stati Membri.
ED: questo suggerimento è stato colto e seguito in termini di collaborazione con FACE quale menzionata in Ornis, anche se non oggetto di precisa collaborazione a livello comunitario. MATTM ha deciso di anticipare quanto emergeva dal lavoro. Fermo restando
l’accordo BirdLife-FACE, i dati sullo stato di conservazione vengono forniti da BirdLife di pari passo a lavoro “Birds in Europe 3”.
DS: aggiunge, a consolidamento, che la questione dei nuovi obblighi di reporting è stata discussa anche negli ultimi mesi. D’altro canto tutti ritengono che dalla Direttiva derivi l’obbligo di reporting; la Commissione ha confermato come non sia un obbligo assegnare il lavoro di reporting a BirdLife International, e tuttavia ha dato una forte indicazione di rivolgersi a questo organismo. In tale contesto il lavoro fatto sullo stato di conservazione anticipa l’opera di reporting che dovrà essere svolta ma fa anche in più: al di là dei contenuti e delle innovazioni metodologiche presenti nel lavoro svolto da LIPU e ISPRA, che potranno sarà utile approfondire, il progetto dimostra che per una volta in Italia abbiamo lavorato in anticipo eprodotto un lavoro molto serio. Inoltre, si consideri che l’Italia viene da una procedura di infrazione che riguarda molti aspetti, non solo legati all’attività venatoria ma relativi, in modo più ampio, alle azioni di tutela e conservazione degli uccelli. Tra le ragioni per la condanna dell’Italia vi è la necessità che nelle leggi nazionali si tenga conto dello stato di conservazione favorevole relativamente ad ogni attività che possa avere incidenza sull’avifauna, e dell’obbligo, per lo Stato, di porre in essere azioni che assicurino un livello di conservazione soddisfacente. Non avendo, l’Italia, simili previsioni nella propria normativa, siamo stati condannati. Di fronte al rischio legato alla procedura di infrazione abbiamo quindi inserito tale decisione nella legge e determinato un quadro di riferimento tecnico-scientifico sullo stato di conservazione. Lo Stato italiano ha quindi prodotto materiali, tra cui la Guida ISPRA alla stesura dei calendari venatori, che servono a dare risposta ad una parte non secondaria della Direttiva (ref. art 1, legge n. 157).
MC: ringrazia il MIPAF per aver realizzato questa iniziativa di lavoro comune, che FACE vuole supportare in modo tecnico pragmatico, basandosi su aspetti tecnici e scientifici che devono regolare la materia; le aspettative dei cacciatori italiani sono quelle che da questo momento di confronto nasca la possibilità di applicare correttamente le Direttive comunitarie in modo di consentire anche al nostro Paese di avere gli stessi diritti, doveri ed opportunità di altri Paesi senza forzature o restrizioni se non motivate da aspetti tecnico-scientifcici quali considerati da tutte le componenti interessate. FACE Italia è disponibile alla massima collaborazione e supporto con chi ha professionalità per farlo per migliorare lavoro fatto; come approccio spera si valutino dati che derivano da una visione concertata e comune da mondo dell’Università, realtà internazionale, anche con contributo positivo che possono dare le rappresentanze dei cacciatori. Spera che anche nel futuro per aspetti simili ad es. al decreto ZPS si possa partire con contributo attivo del mondo venatorio, oggi maturo e con volontà per agire in senso positivo e propositivo.
FS: conferma ancora una volta la possibilità per tutti di contribuire fattivamente ai lavori del tavolo, nell’ambito delle procedure a tal fine previste dalla Commissione.
NEB: conferma di aver sentito citare cose anche nuove; non aveva avuto modo di visionare il lavoro sullo stato di conservazione anche a livello italiano, pur avendo partecipato ad iniziative analoghe sugli uccelli acquatici in Toscana. Desidera fare alcune considerazioni che gli paiono doverose in questa sede. Per quanto concerne il suo ruolo nel tavolo, egli si sente, dopo lunghi anni di ricerca ornitologica, persona in grado di giudicare quando un dato può essere portato a conoscenza dei consessi, trattandosi di dato buono ed affidabile, ovvero quando invece si tratti di casistica più o meno isolata e scollegata da contesto. Noi ci dobbiamo confrontare con situazioni delle quali egli ha esperienza diretta: quando si porta in discussione un documento che tenda a modificare altri dati pregressi si richiedono precise caratteristiche ed allora, da parte della Commissione e di altri, ci si dimentica che lo stesso non è stato fatto quando un certo dato è stato messo insieme con gli apporti, come richiamati da FS, di BirdLife o ISPRA o di chiunque possa mettere insieme informazioni per certificare un fenomeno che tante volte non è certificato in sé. Il nostro tavolo dovrebbe essere un momento nuovo di un rapporto che ha in se delle novità; crede nella validità dell’accordo firmato da FACE e BirdLife.
Bisognerebbe costruire insieme un processo, come detto da ED. Pone due domande al MIPAF:
1. quale vita si pensa questo tavolo debba avere (breve o più a largo raggio?). Può il nostro GdL essere investito dei molto problemi che dovremo affrontare ed in questa
sede cominciare ad istruirli per un confronto più sereno ed una finalizzazione più certa e condivisa?
2. chiede chiarimenti su cosa sarà alla fine del documento sullo stato conservazione. Ribadisce ancora che chi ha dati nuovi li porti, lui è persona che può dare giudizi su dati forniti. Le posizioni sono già chiare e FS le ha ripetute più volte nei suoi interventi. Propone si parli di metodologia nell’ambito di un gruppo che non è stato istituito per fare cose del tutto diverse che nel passato, bensì perché d’ora in avanti si condivida meglio la materia. Ciò ci viene richiesto dalla evoluzione a cui sono andati incontro certi rapporti di forze e tipi di comportamenti: perdere queste occasioni sarebbe sbagliato. Quale ultima provocazione chiede se intorno a questo tavolo, a parte ISPRA o BirdLife Italia o FACE Italia, è rappresentato o meno chi si aspetta qualcosa? C’è o no l’Italia? Per lui l’importante è produrre qualcosa di interesse comune, superando l’aspetto di eterna litigiosità per una stagione più serena.
AB: il MIPAF ritiene il lavoro del GdL sia non a breve termine, non è opportuno avere fretta. Si vogliono approfondire certi argomenti senza limiti temporali. Nella visione del MIPAF quindi, anche alla luce dei rispettivi impegni dei componenti del GdL, si tratterà di un momento di riflessione abbastanza lungo.
ENB: questa conferma del MIPAF elimina i dubbi espressi nel suo precedente intervento; meglio avere la necessaria tranquillità per lavorare. Possiamo così operare al meglio non dovendo rincorrere le situazioni.
JT: sottolinea analogie con la situazione in Francia, con leggi che richiedono di rivedere leggi e dati, ma prevedendo tempo per validare bene i dati, anche se ciò non evita discussioni, tuttora in atto. La Commissione ha vigilato sul lavoro fatto in Francia al riguardo. Tutti i dati sono stati riuniti, esaminati con tempo adeguato e quindi, in base ad un accordo, trasmessi a Bruxelles; ciò non evita ci siano comunque a volte visioni diverse. Egli consiglia tempi di lavoro adeguati per le necessarie valutazioni, stanti la natura dei problemi e le discussioni.
FS: ricostruisce quanto fatto da ISPRA per rispondere alla richiesta di dati per i KC e, successivamente, in occasione delle proposte di modifica dei dati stessi e, più di recente, attraverso la produzione dell’Atlante italiano della migrazione.
AB: ricorda come il MIPAF abbia chiesto più volte di avere un rappresentante al tavolo organizzato dalle Regioni e relativo sempre alle problematiche di applicazione della Direttiva specificatamente per quanto concerne i calendari venatori. Ritiene che, dopo l’avvento della modifica del Titolo V della Costituzione, la competenza vera operativa in materia sia passata alle Regioni, anche se chi risponde in sede comunitaria è lo Stato centrale.
DS: parte da quest’ultima considerazione di AB: NEB evidenziava come molti articoli della 157 citino le Regioni, salvo poi le Regioni non poter avere piena autonomia operativa. In termini di principi costituzionali va tuttavia distinta la mansione di carattere gestionale dalla potestà vera sulla materia, che è in capo allo Stato, proprio grazie alla modifica del Titolo V della Costituzione. Obiettivo prioritario della Direttiva, come della legge nazionale, è la conservazione e questo spetta allo Stato in toto. Alle Regioni spetta l’obiettivo importante di dare attuazione alle politiche di conservazione. Ma le Regioni hanno anche il compito gestionale di applicazione e declinazione in materia, che vada oltre il nucleo dei criteri minimi di conservazione. Al di la di alcuni cortocircuiti tra i due Tavoli attualmente esistenti, ha ricordato più volte, in quanto membro anche del tavolo delle Regioni insieme con ST, che stava nascendo un GdL al MIPAAF. Il tavolo delle Regioni ha confermato che avrebbero valutato e verificato come si potesse interagire. Ha anche fatto la stessa considerazione con il MIPAAF, il quale si era detto rassicurato dal fatto che ISPRA avrebbe fatto da tramite tra i due tavoli, in quanto autorità scientifica di collegamento. Ricorda inoltre che abbiamo un decreto che istituisce questo Tavolo ma non ne chiarisce del tutto gli obiettivi, in quanto sovrappone un livello di analisi generale ad uno di assoluta contingenza, rappresentato dal cosa faranno le Regioni per i prossimi calendari venatori.
AB: desidera precisare che le conclusioni di questo GdL non sono mirate ai calendari e che il GdL non ha l’esigenza di “togliere castagne dal fuoco” al riguardo.
ST: a rafforzare quanto detto da DS ricorda come la Corte Costituzionale si sia ampiamente pronunciata sui compiti relativi allo Stato ed alle Regioni in merito all’applicazione della legge n. 157. La competenza rimane in capo allo Stato per i livelli minimi di conservazione, l’elenco delle specie cacciabili ed i periodi di caccia, lasciando alle Regioni l’organizzazione del prelievo venatorio su base regionale. I periodi di caccia vengono discussi in un tavolo voluto dalle Regioni, le quali debbono approvare i calendari venatori alla luce della recenti modifiche della legge nazionale..
MC: condivide il giudizio positivo per un percorso a medio-lungo termine per il nostro GdL. Per altri aspetti legati al contingente (es., definizione calendari venatori), lui è stato presente alla riunione di insediamento del tavolo delle Regioni (altri rappresentanti delle Associazioni Venatorie aderenti a FACE Italia hanno preso parte agli incontri successivi); il tavolo delle Regioni è concentrato sugli effetti derivanti dall’applicazione del documento ISPRA 2010, il quale va oltre le problematiche di applicazione della Direttiva. Ritiene necessario rivedere alcuni dei dati contenuti nei KC e relativi all’Italia. Ricorda come FACE Italia abbia già fatto osservazioni sul documento ISPRA, che chiede di limare.
DS: per i calendari 2011 esiste guida prodotta dall’autorità scientifica ISPRA; anche LIPU ha prodotto una memoria al riguardo per il tavolo delle Regioni. Ricorda come l’autorità scientifica abbia trasmesso formalmente il documento citato, nell’esecuzione della potestà
statale. Egli ritiene che le Regioni abbiano tutti gli argomenti necessari per definire i calendari venatori. Per quanto concerne l’agenda del nostro tavolo egli crede esistano altre priorità, anche alla luce dell’accordo FACE-BirdLife, quali ad esempio i piani di gestione. Come esempio di mancanze al riguardo nel nostro Paese, cita l’assenza di piani di gestione. Ricorda che la Guida interpretativa, ove si occupa di specie in declino, ricorda che sarebbe consigliabile escludere dal prelievo venatorio quelle in stato conservazione sfavorevole, anche ove la caccia non rappresenti l’elemento che le mette in crisi. Questo potrebbe tuttavia anche non avvenire, ove tali specie risultino inserite in adeguati piani di gestione. Chiede quanti siano i piani di gestione operativi? Riflette al riguardo come oggi noi dovremmo dedurre l’esclusione di molte specie dall’elenco di quelle cacciabili. Ritiene prioritario, per il nostro tavolo, valutare la questione dei piani di gestione in Italia. Ricorda anche la necessità della raccolta di dati di carniere, anche in relazione alle procedure di
infrazione.
JT: in merito ai piani di gestione su specie minacciate ricorda l’esperienza francese sulla Pittima reale, che veniva cacciata. Il piano di gestione chiede di chiudere la caccia, il Governo ha imposto una moratoria di 5 anni, ma anche con la sospensione della caccia la specie continua a diminuire a causa di un successo riproduttivo troppo basso e di una predazione elevata che porta pochi giovani all’involo. Raccomanda quindi, quando si agisca sullo stato di conservazione, di fare attenzione alle cause di declino di specie cacciabili in quanto un calo demografico può non mutare anche ove la specie venga protetta.
MC: ritiene che i problemi che affrontano i funzionari regionali derivino dagli attuali KC che loro vogliono considerare con un atteggiamento serio in merito agli attuali limiti che ci impone, in qualche caso ingiustamente, l’attuale situazione tecnico-giuridica. FACE non vuole una stagione di ricorsi e problemi bensì il rispetto delle leggi; il problema per le Regioni non è solo quello di chiudere la caccia alla Beccaccia nella terza decade di gennaio, ma anche che il già citato documento ISPRA fornisce delle indicazioni che vanno oltre questi aspetti.
ST: chiarisce che il documento ISPRA con le linee guida per la stesura dei calendari è stato richiesto dalle Regioni, in occasione di una riunione indetta dalla Regione Puglia, che ha il coordinamento nazionale. Il documento è stato costruito avendo presente il ruolo dell’ISPRA, ben definito dall’ all’art. 7 della Legge n. 157; tale ruolo non è notarile o puramente consultivo, ma anche propositivo. Il documento è stato costruito con una parte generale da leggere prima delle tabelle riassuntive. I singoli gruppi sono trattati con settori specifici, tenuto conto dei contenuti del documento KC che, finché non cambiati, rimangono ufficiali. Sono state inoltre considerate le indicazioni della Guida interpretativa riguardo rispettivamente il problema dei “look alike” e quello del disturbo. Ricorda anche gli effetti della mancata applicazione in Italia dei piani di gestione europei, con conseguente ritardo fortissimo nelle analisi di dati di prelievo, i quali sarebbero stati molto utili per la stesura dei piani di gestione; questi mancano del tutto, anche solo per campioni significativi. Sottolinea che molte delle indicazioni contenute nel documento ISPRA “Guida per la stesura dei calendari venatori” che vengono ritenute vessatorie da alcune componenti del mondo venatorioi sono ribadite da ISPRA da oltre 10 anni nei propri pareri sui calendari. Ricorda che ISPRA partecipa al tavolo delle Regioni non come parte sociale o portatore d’interesse ma per fornire il proprio supporto tecnico-scientifico e per chiarire le motivazioni che sono alla base delle indicazioni fornite nel documento in questione, rimanendo estraneo al lavoro di mediazione politica condotta dalle altre componenti del tavolo . Al contempo, ISPRA ha risposto a tutte le Regioni che hanno già richiesto il previsto parere sul calendario venatorio attenendosi strettamente ai contenuti del suddetto documento.
SD: stante il fatto che il documento ISPRA fa riferimento anche ai dati contenuti nell’atlante della migrazione, si chiede se gli ulteriori dati prodotti da ISPRA con l’atlante debbano essere oggetto di una validazione, ovvero se, utilizzando i dati dell’atlante, questo non possa rappresentare un aver già modificato i KC per l’Italia? L’aver utilizzato questi nuovi dati può essere considerato un errore formale?
ED: ricorda come i KC valgano formalmente, anche in relazione ai dati che sono stati già presentati alla Commissione.
DS: ritiene di chiarire quello che considera un equivoco; quando parliamo di KC e di riferimenti per la determinazione delle stagioni di caccia non ci riferiamo solo a delle date, ma ad un insieme di elementi. I concetti alla base dell’art 7.4 della Direttiva rimandano al complesso della Direttiva. Quando l’ISPRA è chiamato a dare il proprio parere scientifico alla luce delle novità normative, l’Istituto dice come stilare il calendario in base ad una serie di aspetti che rientrano in cinque diverse categorie di elementi. Le date all’interno dei KC sono da assumere, per l’Italia, quali criteri minimi; ritiene si debba quindi dare attuazione alle prescrizioni. Anche ISPRA peraltro è mancato su alcuni aspetti del documento in questione; cita, a titolo di esempio, lo status della Starna. La Lipu per vari aspetti non ha mancato di criticare il documento ISPRA e produrre documenti che sono al vaglio del tavolo delle Regioni. Non per questo la LIPU ha disconosciuto l’ISPRA quale l’autorità scientifica e le prerogative dell’ISTITUTO Se e quando gli argomenti portati dall’autorità scientifica sono considerati discutibili essi vanno discussi in altri contesti, evitando di mescolare piani diversi. Suggerisce di non commettere l’errore che ha portato alla nascita di questo tavolo. Questo tavolo deve dire chiaramente che l’autorità scientifica è l’ISPRA; apparirebbe altrimenti “paranoico” mettere in discussione l’autorità scientifica dell’ISPRA, affidando al contempo ad ISPRA il coordinamento del tavolo.
GM: ritiene questo GdL non debba discutere, in base a quanto suggerito da DS, di piani di gestione, bensì parlare dei tempi del calendario di migrazione e del periodo di dipendenza. Ha apprezzato l’intervento di NEB e ricorda il suo ruolo nell’incontro che si ebbe nel 2002 a valle di richieste di modifica del dati italiani nel KC. Ricorda la figura negativa fatta davanti alla Commissione.
DS: ricorda come allora però debba considerare anche il documento prodotto da ISPRA sullo Storno.
NEB: richiama la necessità di poter avere i dati migliori.
FS: ricorda ancora una volta il processo che ha portato alla stesura dei KC per l’Italia, con dati trasmessi alla Commissione non da parte del rappresentante in seno all’Ornis SWG (FS), ma da parte del MATTM. Ricorda anche di non essere stato continuativamente rappresentante italiano in seno al medesimo comitato dai tempi di produzione del KC; membro dell’Ornis SWG è stato anche NEB, il quale ha avuto ampia possibilità di produrre dati migliori e più aggiornati per rivedere i contenuti italiani del KC.
ED: vuole uscire da un possibile empass o polemiche che rischiano di diventare sterili. In termini propositivi, ritiene la creazione del GdL un’occasione importante per prendere atto della situazione quale essa oggi è. Abbiamo ora la possibilità di parlarci, anche cercando di recuperare le Regioni ed il mondo scientifico variamente rappresentato. Valutiamo quindi quali critiche abbiamo su ogni singolo passaggio o singolo dato nell’atlante della migrazione. Ricorda ancora che il documento sullo stato di conservazione non è chiuso e c’è obbligo di sua valutazione da parte delle Regioni. Questo sarà un ulteriore tassello che si affianca al KC e che deve essere condiviso, a differenza con quanto avvenuto, ad esempio, con i vari documenti relativi allo Storno.
AB: dice che ISPRA deve anche voler avere rapporti con l’esterno.
ST: ricorda come ISPRA non abbia mai negato la discussione con Regioni o interolocutori esterni i più vari. ISPRA ha sempre preso parte a riunioni con le Regioni per discutere tutta la problematica, a volte anche promuovendole direttamente;; ha inoltre partecipato anche ad incontri organizzati dai vari stakeholder. Dire che ISPRA si neghi al confronto con le Amministrazioni è quindi ingeneroso e non vero.
NEB: vuole rispondere a FS anche perché vuole sottolineare e chiarire certe posizioni. Condivide che esistano purtroppo stati di sofferenza che hanno portato a non comprendersi tra coordinamento regionale e posizioni ISPRA, Ente che non si è mai negato ad alcun confronto. Ritiene il lavoro fatto da FS di elevata qualità nell’ambito dell’espletamento dei doveri istituzionali a cui questi era chiamato. Richiama quello che dice l’art 7 della legge n. 157. Da molto aspettava un atlante italiano della migrazione, che lui usa quale strumento di lavoro giornaliero. Tutto quello che FS ha potuto portare con questo lavoro è benvenuto. La funzione che egli ha svolto nel comitato Ornis nel periodo di sua presenza non è stata di raccogliere dati, causa la mancanza di una struttura scientifica, bensì avere un’interlocuzione forte tra Ornis SWG e quelli che erano interessati a capire determinate cose. Ritiene il suo ruolo sia stato chiarire cosa fosse in realtà la Direttiva Uccelli e gli obblighi conseguenti a qualcuno che forse non lo aveva compreso. Certamente le discussioni ed i documenti interni che ha fornito al Comitato erano tutti molto vicini a quello fatto da FS. Se si deve parlare di calendari, i KC meriterebbero un’attenta considerazione in più casi; c’è stato però un passaggio repentino e senza confronto che ha ingenerato molti problemi. Supporta quanto detto da DS, di considerare le condizioni nelle quali sono le popolazioni come già ricordato da JT; non sempre proteggere dalla caccia una specie risolve i problemi. Bisogna invece cogliere i suggerimenti tecnici da mettere in discussione. Cita come, in una specifica conferenza sullo stato di conservazione degli uccelli in Toscana, egli abbia proposto discussioni serene e che comprendano le esigenze di tutte le varie componenti; queste non sempre sono divergenti, come testimoniato dall’accordo BirdLife-FACE, il quale conferma come sia sempre possibile trovare un punto di contatto.
MC: coglie lo spunto costruttivo per valutare qualsiasi possibile contributo migliorativo.
FS: richiama i principi di base decisi dalla Commissione per la produzione del KC. A tale riguardo, ed in particolare per quanto concerne il termine del periodo di dipendenza dei giovani, cita il caso del Germano reale e del Colombaccio (stagione riproduttiva molto
prolungata); inoltre, quale esempio di durata estrema del periodo di dipendenza, quello delle oche. Ciò a testimonianza della volontà di mediazione ed applicazione razionale dei dettati dell’art. 7.4, quali definiti dalla Corte, la quale ha ritenuto di introdurre il principio di “protezione completa”.
JT: al riguardo, dice che ci si deve preoccupare dello stato di conservazione globale. Cita, in relazione a quanto detto da FS, che l’Oca selvatica sopporta molto bene il prelievo venatorio.
FS: spiega nuovamente quanto detto in termini di principi di base del KC sempre nell’ottica della disponibilità della Commissione a trovare mediazioni per casi del tutto particolari.
JT: ritiene sia sempre possibile trovare compromessi relativi, e.g., al periodo di dipendenza quale fenomeno biologico, ma sempre se una cosa è utile alla conservazione degli uccelli.
DS: ritiene che il compromesso non possa che riguardare casi eccezionali (es., Colombaccio o Germano reale), altrimenti si mina la base del principio. Ritiene in questi specifici casi (Colombaccio e Germano reale) la Commissione si sia assunta una responsabilità “limite”.
GM: obietta che non sempre è vero che il prelievo eccessivo all’inizio della migrazione prenuziale sia dannoso, in base a considerazioni di densità-dipendenza a livello delle popolazioni nidificanti.
FS: ricorda come un possibile prelievo nelle fasi iniziali di migrazione di ritorno possa avere effetti molto negativi sulla popolazione. Ciò in base a modelli del tutto generali di gestione del prelievo (modello capitale/interesse), nonché in relazione alla ampia diffusione delle strategie di migrazione differenziale di classi di sesso ed età. Cita sinteticamente, a tale riguardo, numerosi aspetti in base ai quali i soggetti che transitano più precocemente abbiano maggiori performances riproduttive. Un prelievo esercitato proprio su questa componente della popolazione non soddisfa i principi di sostenibilità.
La riunione giunge quindi al termine. MC chiede se possibile di organizzare le riunioni di venerdì, per ragioni logistiche personali. Stanti la condivisa esigenza di avere tempo sufficiente per proporre l’esame di nuovi dati scientifici, in base ai quali considerare eventuali proposte di revisione dei contenuti italiani del KC, si decide che la prossima riunione si terrà presso la sede ISPRA ex-INFS di Ozzano Emilia nella giornata di venerdì
30 settembre 2011.