Aboliamo gli ATC





Gli Ambiti Territoriali di Caccia (A.T.C.), come tutte le associazioni di seconda categoria e come le province, vanno aboliti! Un esempio certamente negativo è rappresentato dall’ ATC n° 3 Ternano/Orvietano che, pur beneficiando ogni anno di finanziamenti pubblici, non solo presenta il proprio bilancio in rosso, ma ad oggi non ha ancora attuato neppure la metà dei criteri gestionali mirati alla riproduzione della fauna selvatica affidatigli in convenzione dall’ amministrazione provinciale di Terni.
Lo stesso dicasi per i dettami contenuti in tal senso nei Piani faunistici venatori regionali e provinciali, cronicamente in ritardo, pur se voluti dalle normative con scadenza quinquennale. In questa marmellata di competenze e di ritardi, la Provincia, alla quale la legge assegna il compito di organo di controllo, non controlla, e la Regione – che legifera – non interviene.
E così le 24 Zone di Ripopolamento e Cattura ternane, pur costando all’ intera comunità, da sole, c.a. 250mila €uro, non assolvono il loro compito e il territorio rimane desolatamente privo di fauna selvatica ecologicamente equilibrata e di biodiversità.
E sì che un certo malcontento fra i cittadini e fra i cacciatori ternani dovrà pur esserci se è vero, come è vero, che oltre 600 firmatari hanno presentato nel giugno dello scorso anno una petizione alla Regione Umbria richiedente la revoca dell’ affidamento in convenzione delle Z.R.C. all’ A.T.C. n° 3. E che dire del ricorso al T.A.R. dell’ Umbria presentato da altrettanti cittadini sulla legittimità o meno della decisione (avallata dalla stessa Provincia) dell’ Ambito Ternano/Orvietano di raddoppiare la quota d’ iscrizione a tutti i 10mila cacciatori della provincia di Terni, al contrario di quelli di Perugia che invece hanno mantenuto la quota richiesta fino a oggi? Il 7 marzo p.v., data stabilita dal Tribunale Amministrativo per l’ emanazione della sentenza, sapremo se l’ A.T.C. 3 dovrà restituire o no, ai cacciatori, i 25 €. pagati in più.
Nel frattempo mi piace ricordare che quando i comitati di gestione degli istituti vocati alla riproduzione e alla cattura della fauna selvatica (Z.R.C.) erano diretti dall’ Amministrazione provinciale con il coinvolgimento diretto dei cacciatori/volontari, il territorio era ragionevolmente popolato e produttivo. Con la gestione affidata all’ A.T.C. n° 3, dove una quota ragguardevole del bilancio viene assorbita dalle cosiddette spese gestionali e organizzative, ivi compresi i rimborsi, i gettoni di presenza ed emolumenti vari, invece, avviene esattamente il contrario. Per l’ intera comunità contributiva tutto ciò è inaccettabile.
In tal senso e a breve, darò inizio – personalmente – a una raccolta di firme per una proposta di modifica della L. 157/92 d’ iniziativa popolare, articolata, fra le altre cose, anche sull’ eliminazione di questi istituti’.

    Sergio Gunnella

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